Carmignano

Il Carmignano è uno dei vini più antichi d’Italia.
A Carmignano si produceva vino fin dall’epoca etrusca, come testimonia il ritrovamento di vasi di vino all’interno di alcune tombe etrusche sul Monte Albano.

La prima documentazione scritta in cui appare il nome di un vino Carmignano risale al 1396; si tratta di un documento in cui un notaio di Carmignano, Ser Lapo Mazzei, comunica ad un mercante di Prato, Marco Datini, di aver ordinato per la sua cantina quindici some di vino Charmignano pagandolo “16 lire la soma”, un prezzo quattro volte superiore a quello dei vini della zona (il che ne dimostrava le superiori qualità).

Nel XVII secolo il vino Carmignano viene citato anche dal poeta Francesco Redi, il quale nell’opera “Bacco in Toscana” ne esalta le qualità: ma se Giara io prendo in mano / di brillante Carmignano, / così grato in sen mi piove, / ch’ambrosia e nettar non invidio a Giove. / Or questo, che stillò all’uve brune / di vigne sassosissime Toscane / bevi, Arianna, e tien da lui lontane / le chiomazzurre Naiadi importune / che saria / gran follia / e bruttissimo peccato / bevere il Carmignan quando è innacquato.
La regione del Carmignano è stata la prima DOC in Toscana ad usare il blend Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Il Carmignano può essere considerato il progenitore dei cosiddetti vini Super tuscan (grandi vini toscani ottenuti aggiungendo al Sangiovese vitigni internazionali quali il Cabernet-Sauvignon o il Merlot); di fatto già dal 1600 per la sua produzione si usava aggiungere al Sangioveto il Cabernet, vitigno importato dalla Francia dai Medici (ed ancor oggi chiamato nella zona uva Francesca, cioè proveniente dalla Francia).

L’editto del 1716 di Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana, dette riconoscimento legale al vino del Carmignano. La zona di produzione del Carmignano è stata definita fin dal 1716; infatti il 24 settembre di quell’anno a Firenze il Granduca Cosimo III de’ Medici emanò il Bando Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano, e Val d’Arno di Sopra, nel quale venivano specificati i confini delle zone entro le quali potevano essere prodotti i vini citati (in pratica una vera e propria anticipazione del concetto di Denominazione di Origine Controllata). Due mesi prima, il 18 luglio 1716, era uscito un bando che istituiva una Congregazione che avrebbe dovuto controllare i vini “che sono commessi per navigare” cioè adatti a viaggiare per mare (Carmignano, Pomino, Chianti e Valdarno di sopra).

Bando di Cosimo de'Medici - 1716

La Congregazione doveva vigilare che essi non fossero manomessi e adulterati durante il viaggio. Quei vini erano infatti considerati importanti per il “decoro della Nazione”.

Sulla capacità del Carmignano a viaggiare troviamo altre informazioni: Lorenzo Biancardi di Livorno spedisce in data 31 marzo 1714, a mezzo nave olandese, diversi barili di vino Carmignano in Inghilterra e a Malta. Targioni Tozzetti, nel 1774, parla per la zona di Carmignano di “vini e olii ottimi, annoverati tra i migliori della Toscana“. Nel 1843 Emanuele Repetti scrive che nel territorio di Carmignano prosperano “quelle viti che forniscono il brillante Carmignano, uno dei migliori e più ricercati vini della Toscana”. Inoltre “l’area è propizia anche all’ulivo ed a molte altre frutta delicate. Infatti la seconda risorsa de’ possidenti di questo suolo consiste nell’olio, delle cui piante sono coperti i colli e le più umili pendici del monte“.

L’Amati, nel suo “Dizionario geografico dell’Italia” (1870) raccomanda, fra gli altri vini, il Carmignano “squisito“. Il Cusmano (1889) nel “Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia” cita il Carmignano tra i vini migliori prodotti in Toscana. Il Palgiani (1891) nel “Supplemento alla VI edizione della “Enciclopedia Italiana” afferma, alla voce “Carmignano” “….tra il territorio bagnato dall’Arno e dall’Ombrone produce vini squisiti, dei migliori della Toscana“.